venerdì, 22 maggio 2009

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SEMIOTICA DELL’AMORE

 

Eppur io so e tutt’oggi cosa vuol dire amare

e non contesto i gesti di chi non vede il mare,

accecato da anni vuoti, in cui s’è trascinato,

riempiendo il tempo e i giorni

senza vivere un istante.

 

E anni e anni e anni

 

A raccontarsi frottole e a sporcare le parole

con cui i grandi scrivevano poesie.

E mi chiedo se non fosse

appannaggio di quel tempo

vedere  l’infinito che giace nell’umano.

 

Nelle loro voci v'erano balconi e promesse,

oceani neri che non s'ha paura ad attraversare.

Eccolo l’Amore che vuole

chi ancora, seduto, ama ascoltare il mare

 

cantare, cantare

 

come la prima e l’ultima volta

senza temere quel dolore sempre uguale:

la delusione cocente di chi vale poco o niente.

 

Dovrebbe esistere, lì da qualche parte,

un guerriero, d’argento vestito come la notte,

che sulla terra protegga la parola di cui, ahimè,

gli uomini più amano vantarsi e sperperare.

 È un sacrilegio: state vendendo la Madonna

per 10 fiorini al mercato della carne.


E quanti di voi l’hanno venduta

guardandola negli occhi,

quanti, di fronte all’altrui amor,

si sono cavati dalla bocca

una parola come un cioccolatino:

“Io t’amo”

 

In cambio di cosa?

Di cosce, forse, o pelle fresca,

della dolce sensazione

che si prova al solo pronunciarla.

Quanto spesso per la strada

ho portato, senza accorgermene,

il mio corpo come sul banco di un mercato.

Il  mio cuore in pegno di cosa è stato ceduto?

 

E mi chiedo per cosa mai cantavano i poeti,

per cosa dipingevano gli artisti i colli lunghi,

per cosa i musicisti scrivevano canzoni

 se nemmeno un gesto s’è disposti a fare,

se è così facile per voi lasciarlo andare,

se tutto questo amore sventolato

vale meno di un pugno di gente morta 

che imbratta le strade.

 

E cerco tra gli zombi chi sia vivo ancora,

chi abbia negli occhi la luce del mattino,

chi canti e scriva lungo il nervo del destino.

 A tutti gli altri una cosa sola chiedo:

abbiate pietà,

tacete le parole che non conoscete,

lasciatele a chi appartengono, lasciatele a chi vive.

 

 

 

 

postato da: blowersdaughter alle ore 11:14 | link | commenti (17)
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giovedì, 30 aprile 2009

La gallina d’oro
 
I sogni, forse, ai pozzi
andrebbero lasciati
e non camminar nei borghi
se i giorni son ingrati.
 
Il tempo era di guardia,
in cerca dell’errore,
e io mi sentivo così stanca
di tanta perfezione
 
sempre domandata e come pretesa:
si passava dal carceriere all’esteta.
 
E mentre il mondo tutto
pareva vezzeggiarmi
la mano era di schiocco
sulle fragranti carni.
 
Col volto mio incupito,
io continuavo a domandarmi
perché puntare il dito
se c’era di che amarmi.
postato da: blowersdaughter alle ore 14:43 | link | commenti (7)
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lunedì, 06 aprile 2009

Eri lì senza me


Non dev'essere stato facile

sedermi accanto

senza sedere accanto alla mia felicità,

per tanto tempo da quel primo giorno,

i miei capelli scuri al vento

e mani d'alabastro.


Ingoiavi il sospiro languido

dell'incanto:

mondi lontani a perdersi

per ritrovarsi.

postato da: blowersdaughter alle ore 22:55 | link | commenti (4)
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lunedì, 09 marzo 2009

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Si resta sempre a guardare chi si sta allontanando a passi lenti...

Credo sia una sorta di spinta masochistica, che appartiene a molti, quella di restare imbambolati a fissare chi, semplicemente, se ne sta andando.

Con gli anni si impara e ci si volta, a propria volta, prima che qualche lacrima disobbediente varchi il confine e si mostri all'esterno, prima di tagliare sulla pelle il segno del distacco o di domandarsi se ci mancherà quello che avevamo o se, piuttosto, non ci mancava già nel momento stesso in cui ne avevamo possesso.

Quando ci manca qualcuno che è venuto meno, specie se questo è avvenuto all'improvviso, è ben poca cosa; ma se ci manca chi è "right there", quello dà da pensare... e da pensar troppo!


Non è la mancanza per un'assenza che preoccupa ma quella relativa ad una presenza.


postato da: blowersdaughter alle ore 00:09 | link | commenti (4)
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martedì, 03 febbraio 2009

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Turn-off


Credevo avrebbe fatto più rumore

quell'illusione ad infrangersi

come l'ultima volta, come la prima.


Invece è stato come spegnere la luce,

quando chiudi gli occhi

non per sognare ma per smettere di farlo.


Ho perso la mia arte e non solo oggi:

non ho più nulla da regalare

né da richiederle in cambio.




postato da: blowersdaughter alle ore 09:40 | link | commenti (4)
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martedì, 11 novembre 2008

Love
 
Eppur quel giorno cambiò,
quel giorno lontano solcato dal tempo:
la mano dischiuse un pugno di grano.
 
La vita dorata lasciata, sparita
e quella parola volata via
che nessuno rincorse.
 
 

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postato da: blowersdaughter alle ore 13:06 | link | commenti (18)
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venerdì, 24 ottobre 2008

L’ingranaggio
 
 
Come le foglie rosse di Londra,
in questi giorni imprigiono la pioggia,
serrando desideri in cassetti chiusi a chiave.
 
Avrei dovuto domarla la puttana:
questa vita che, fagocitandoti, t’abbandona,
questo rosso che dipinge la sera incupita,
 
mentre i palazzi urlano per la strada:
quando la polvere penetra la pelle
e il fango attanaglia la gola.
postato da: blowersdaughter alle ore 18:35 | link | commenti (21)
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venerdì, 03 ottobre 2008

Oxford...

Un'improvviso attacco di influenza, immersa nelle voci di guro della scienza. Una sorta di delirio ad occhi aperti, che ti chiedi se e' la febbre alta a farti quest'effetto o le parole, in una lingua non tua, di professori venuti da ogni dove. La testa gira un poco e quelle camere enormi, dai lunghi tavoli e dai quadri appesi cosi' in alto, con poca luce che vi batte, ricordano un poco le mansion house dei film da bambini.

Qualunque buco di culo del mondo ha un brav'uomo che, discreto, sta ad aspettare. Tutto sta  a trovarlo. Ci vuole fortuna nella vita!

Io, in quella cittadina gotica, un po' di fortuna l'ho avuta ed ho trovato chi si e' preso, per un poco, cura di me, senza nulla avere in cambio. Un letto piccolo, morbido. I brividi si facevano sempre piu' forti, la fronte e il collo piu' cocenti. Due poltrone nella sala accanto parlavano del piu' e del meno.

Senza saperlo da principio, ho dormito nella camera dove Tolkien scrisse l'hobbit. Un particolare inaspettato inserito, forse per scherzo, da mano fatata, in quei giorni febbrili.

Che dite sara' un segno del destino?

 

postato da: blowersdaughter alle ore 15:26 | link | commenti (10)
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giovedì, 21 agosto 2008

E' stato cosi' bello ed emozionante ricevere questa notizia, che nemmeno ho il coraggio di scrivere in proposito: posto semplicemente la mail cosi' come mi e' arrivata.
 
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  - COMUNICATO STAMPA –

P r e m i o    L e t t e r a r i o    N a b o k o v   

e d i z i o n e   2008



Dopo attenta lettura la giuria tecnica, a suo insindacabile giudizio, ha decretato i finalisti del Premio Letterario Nabokov – edizione 2008.
 
I finalisti della sezione narrativa:
Angelo Vetturini, “Il lume di carta”, Editrice La Mandragora;
Fabrizio Gabrielli, “L'inafferrabile Weltanschauung del pesce rosso”, Prospettiva editrice;
Vittorio Eman, “La donna venuta dal deserto”, Graus editore;
Giovanna Passigato, “Il viaggio del Re morto”, Bup editore;  
Nicla Morletti, “Nelle mani del vento”, Edizioni Giuseppe Laterza.

I finalisti della sezione poesia:
Gabriella Cinti, “Suite per la parola”, peQuod editore;  
Renzo Piccoli, “Lotta con l'angelo”, Sovera editore; 
Federica Fotino, “La stanza delle ombre”, Giuseppe De Nicola editore;
Nicola Fidanza, “Veglie Terrestri”, Libroitaliano World editore;
Dea Cardio, “Denudario - Eros in obbligato ritmico”, Papageno Edizioni.

I finalisti della sezione saggistica:
Marcello Scurria, “Le cose dell'Uomo - La poesia di Tommaso Romano”, Edizioni “Il Grappolo”;
Stanislao Liberatore, “Cibi e luxus di Roma Imperiale”, Edizioni Qualevita;
Alessandra Paganardi, “Lo sguardo dello stupore – Lettura di cinque poeti contemporanei”, Viennepierre edizioni;
Marco Onofrio, “Guido De Carolis – Pitture Luce Energia”, Edilazio editore;
Elena Guerrieri, “Letteratura, biografia e invenzione- Penna, Montale, Loria, Magris e altri contemporanei”, Edizioni Polistampa.

I vincitori, uno per sezione, saranno premiati durante la cerimonia che avrà luogo a Roma a data da destinarsi. 

 
vediamo se riconoscete qualcuno tra i finalisti  ;)
postato da: blowersdaughter alle ore 05:46 | link | commenti (12)
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giovedì, 31 luglio 2008

NEWS

Pubblicato sulla collana Lab di Perrone Editore, casa editrice romana, il racconto "Una giornata meravigliosa" di Federica Fotino. L'antologia si intitola "La palla e' rotonda" e raccoglie i racconti, inediti, di scrittori italiani che non hanno ancora visto i riflettori della fama. Il libro e' disponibile in molte librerie che partecipano al progetto Lab.
postato da: blowersdaughter alle ore 04:17 | link | commenti (10)
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mercoledì, 30 luglio 2008

 

Lady in black (Uriah Heep 1977)

She came to me one morning
One lonely sunday morning
Her long hair flowing
In the midwinter wind
I know not how she found me
For in darkness I was walking
And destruction lay around me
From a fight I could not win
Ah ah ah ...

She asked me name my foe then
I said the need within some men
To fight and kill their brothers
Without thought of love or god
And I begged her give me horses
To trample down my enemies
So eager was my passion
To devour this waste of life
Ah ah ah ...

But she wouldnt think of battle that
Reduces men to animals
So easy to begin
And yet impossible to end
For shes the mother of our men
Who counselled me so wisely then
I feared to walk alone again
And asked if she would stay
Ah ah ah ...

Oh lady lend your hand outright
And let me rest here at your side
Have faith and trust
In peace she said
And filled my heart with life
There is no strength in numbers
Have no such misconception
But when you need me
Be assured I wont be far away
Ah ah ah ...

Thus having spoke she turned away
And though I found no words to say
I stood and watched until I saw
Her black coat disappear
My labour is no easier
But now I know Im not alone
I find new heart each time
I think upon that windy day
And if one day she comes to you
Drink deeply from her words so wise
Take courage from her
As your prize
And say hello from me
Ah ah ah ...

 

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So eager was my passion to devour this waste of life

 


 

postato da: blowersdaughter alle ore 19:41 | link | commenti (2)
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giovedì, 17 luglio 2008

Sono finalmente arrivata negli United States. Il mio inglese ha riscosso successo. Il viaggio e' stato meno stremante di quanto mi sarei aspettata. Solo nel tratto da Atlanta a Sacramento e' stato un po' strano, anche se non ho accusato le 5 ore piu' di tanto, avendo dormito praticamente tutto il viaggio. In piu', nell'attesa dell'aereo, ho avuto la mia prima conversazione in tipico americano, con un massiccio uso del'intercalare "come on" e "right" o anche "well" (media 10 volte al secondo) in un tipico bar americano appositamente costruito nell'areoporto (che davvero sembrava una citta'). 

Well, all'areoporto mi vengono a prendere Joy Alicia e il ragazzo (coppia in pratica inseparabile, a maggior ragione ora che hanno deciso per il matrimonio - ps. sabato li accompagnero' anche a scegliere la location...Dio aiutami tu!). Bigliettino appositamente preparato: "Federica ben venuta in America". Idea carinissima purtroppo fallita perche' li ho trovati io, chiamandoli da dietro, nell'unico momento in cui si erano concessi un caffe', dopo circa 20 mnuti di attesa in sorriso smagliante e cartello ben in vista.

Joy e' fantastico: un omone tutta bonta'. Mai visto qualcuno tanto contento di vedermi se non papa' e mamma' appena uscita dal pancione (scena che, tra l'altro, non posso ricordare). Erano felici come bambini. Sono stata tempestata di domande in perfetto slang americano (vi sfido a rispondere dopo piu' di 16 ore di aereo...beh io l'ho fatto!). Solo joy talvolta tentava un mix di italiano e spagnolo fantastico:)

La macchina e' di quelle tipiche americane, enorme (ma veramente!). Segue guida folle d JOY e rapida visita turistica. Mi sembra di essere in un telefilm. Parcheggiamo davanti ad una grande casa con giadino, cane (rigorosamente un labrador dorato) piscina.

Entro e mi ritrovo (in ordine): mamma, figlia, altra figlia con rispettivo ragazzo,figlio (che con alicia fanno 4...maro')...ma non finisce qui: palloncini viola e rosa e torta al cioccolato con su scritto "benvenuta". Non ci credo: il sogno amercano si e' avverato davanti ai miei occhi e io ero cosi' stanca da essermi chiesta per tutto il tempo se (forse forse) non stessi sognando. 

Poi mi rendo conto che e' la realta', tanto caratteristica la scena americana quanto altrettanto quella italiana che si e' andata prefigurando poco dopo. Cominciano le figre di merda: hai portato il tuo libro? NO; hai portato qualche foto dei nostri parenti in Italia? CAZZO NO (se non qualche foto di Luca a Londra, quelle di papa' che fa il gay con Michele - papa' scusami ho dovuto mostrargliele: non potevo restare totalmente a mani vuote - e quella di mamma davanti al pc (immancabilmente!).

Detto cio' miei cari sono stanca morta davvero, me ne vo' a corca (questo era inglese eheh).

good night , my darlin

postato da: blowersdaughter alle ore 08:54 | link | commenti (7)
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domenica, 13 luglio 2008

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C’è tempo, c’è tempo…

 Mi sono accorta che c’è stato un tempo infinito che ho sprecato, senza volerlo, senza capirlo. E le farfalle che ci passano accanto porteranno buone notizie…forse. Malta, la California, Londra e poi e poi chissà! Nulla è mai stato più importante di questo tempo vissuto così, come a lasciarlo volare. 

La verità è che basta provarci ed eliminare, una buona volta, i “se” dalle nostre bocche assetate di quelle speranze e di quella vitalità che, all’ultimo momento, il destino strappa via. Ma no, ma no. Il destino non ruba e non regala, esso giusto avvine, esso è , null’altro. Tutto il resto siamo noi , le nostre scelte, le nostre azioni e parole, i nosri baci e le nostre grida, le nostre rinuncie e le sudate vittorie.

Mercoledì i miei ritmi camberano nuovamente, persino il tempo lì sarà così diverso. Un aereo che prendi veloce, da sola, e che ti porta 16 ore lontano, un Paese che non hai mai visto, un mondo, tutto: un mondo che dovrai  affrontare, con la consapevolzza finalmente che non tutto si può gestire ma che tutto si può amare.

Qualcuno, un giorno, disse: “L’unico modo per realizzare pienamente qualcosa è amarla e non bramarla “.

postato da: blowersdaughter alle ore 18:16 | link | commenti (5)
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sabato, 31 maggio 2008

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Sono voci e occhi, mani e capelli nel vento,
è quel mondo sporco e carnoso
cui più non appartengo. 

E vedo sulle vostra dita dipinte
le giornate che passate assieme,
le risa che trasfigurate
pur di non piangere la verità. 

Tra voi è tutto dato e tutto accettato:
la logica del predatore che zoppica
per non essere attaccato. 

L’alterità ha un messaggio funesto:
ciò che non siamo,
al di là del torrente di gente
che s’abbraccia un’ultima volta.

 Il giorno in cui mi avete avuta
conta meno di quello in cui non fui,
poiché la negazione, a questo mondo,
ha più valore. 

Di sentimenti, tra noi, non s’è parlato:
li si è solo sognati.

postato da: blowersdaughter alle ore 02:46 | link | commenti (32)
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venerdì, 30 maggio 2008

Martedì 3 giugno, alle ore 21.00, in fm su 95.8 e in streaming su radiocitta.com o radiocitta.net, verrà mandata in onda un'intervista, fatta alla sottoscritta in merito alla raccolta poetica "La stanza delle ombre".
Durante la puntata, verranno lette alcune poesie, tratte del libro. I testi saranno inoltre commentati da Ernesto Razzano, ideatore e voce del programma.
Per ulteriori informazioni rivolgersi a infoline : radiocittà  tel 0824 313674 cell 3292171661
La trasmissione, che mi ha avuta come ospite, è "Scemo chi legge": si tratta di un programma sui libri, con approfondimenti, letture e brevi interviste.
La puntata andrà in replica nella notte tra venerdì e sabato, ovvero tra il 6 e il 7 giugno, alle ore 2.00.
Mi ripropongo di pubblicare il prima possibile su questo sito l'MP3 della puntata.
 
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Buon ascolto!
postato da: blowersdaughter alle ore 01:48 | link | commenti (2)
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sabato, 10 maggio 2008

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Era bella Roma l’altro giorno, tra il sole e l’odore dell’erba, che si alzava a stuzzicare le narici. Correndo contro il vento ho lasciato che il mio sguardo fosse catturato da un quadro di quel grande pittore che è la Natura.

Un salice spandeva i suoi rami, sconfitti dalla gravità, tutt’intorno e un tronco lungo, disteso a terra, attendeva il posarsi di un corpo. Due bambine stavano lì sedute, i capelli lunghi e biondi, e giocavano tra loro. Quanto più grandi e profondi sono gli iridi dei bambini. Loro non pensano, non scelgono cosa può o non può stare negli occhi, non selezionano pezzi di vita prima di metterli sotto i denti. Perché non c’è una vita che merita e una che non merita di essere vissuta. Non mi stancherò mai di dirlo: non è una guerra e non è una gara. I bambini lo sanno, loro giocano alla guerra, non la fanno; sperimentano, di continuo, con la curiosità dei geni, e quella loro apertura consente alla bellezza di esprimersi, finalmente, eternamente.

Sarebbe bello essere ancora così e stupirsi di fronte a tutto, incondizionatamente, veder esplodere la meraviglia per quella bellezza minuta che è possibile scorgere un po’ ovunque, se solo si ha voglia di guardare…ancora…e ancora…e ancora…

postato da: blowersdaughter alle ore 16:07 | link | commenti (22)
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sabato, 03 maggio 2008

Sulla collana LAB di Perrone Editore di Roma è stata pubblicata la mia poesia "veglia". Il progetto si propone di mettere in contatto esordienti della poesia o della narrativa breve con le case editrici, oltre che con altri amanti della parola cartacea, ed ha da poco avviato la creazione, a questo scopo, di antologie a tema. La mia poesia è stata pubblicata su quella dedicata al Tempo, attualmente in vendita e presentata per la prima volta il 30 Aprile nella stessa sede della casa editrice.
Riporto ora la poesia:


La veglia

Eravamo svegli quando
il nostro mondo smise di appartenerci
e schiere di fenici divennero cenere
prima di risorgere.

Il tempo era roseo di tramonto
e noi recitavamo d’essere noi stessi.

Il ricordo ha sempre la sua attrattiva
fresca di marea fumosa:
collezioni di parole
come ali di falene inchiodate.

Occhi glaciali prima di cantare
l’atroce dimenticanza del nostro
futuro disatteso.


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postato da: blowersdaughter alle ore 13:10 | link | commenti (18)
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mercoledì, 30 aprile 2008

Oggi, 30 Aprile 2008, alle 18.30 appuntamento in via Eleonora d'Arborea n.30 (zona Piazza Bologna) - Roma  - nella sede di Giulio Perrone Editore, per la presentazione dell'antologia sul tema "Tempo" pubblicata dalla stessa casa editrice.
Autori ed interessati sono invitati a prendere parte a quest'"aperitivo letterario".
All'interno dell'antologia è presente una poesia di Federica Fotino, la quale sarà pubblicata prossimamente sul sito.
Vi aspettiamo!!!
postato da: blowersdaughter alle ore 15:32 | link | commenti
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lunedì, 28 aprile 2008

velata

 

Avrei potuto essere
ho deciso di stare,
prigioniera del tempo
e dei suoi canti di vento.

Stagnavo sentimenti
in volti di ignoti.
Pur di negare me stessa
sarei divenuta chiunque.

Con cardini nelle giunture,
spezzo ancora le catene
e mordo la lingua
per tacere le parole.

Rinuncerò
ad ogni spiraglio di luce
pur di comprendere
le tenebre tra noi.


postato da: blowersdaughter alle ore 15:24 | link | commenti (4)
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lunedì, 31 marzo 2008

...Il punto è che sono cambiata solo io e ne vado fiera...
postato da: blowersdaughter alle ore 12:12 | link | commenti (25)
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mercoledì, 19 marzo 2008

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Il passato mi rincorre ultimamente, sapete, riportando le impronte che erano volate via con la sabbia quando era arrivata dal mare la tempesta, e io mi ritrovo sempre più a pensare che Woody Allen aveva ragione quando diceva che i ricordi sono qualcosa che non ci appartiene, ma che ci è appartenuto.
Non so se dipende da me o da come sono andate le cose, ma dietro le spalle non ho che un immenso silenzio e non so se può farmi bene cercare, alle volte, una parola in quel mare di foglie, che i miei piedi nudi calpestano quando qualcuno mi chiede di tornare a guardare l’autunno.  
Io che avevo il terrore del suono delle porte quando si chiudono, io, proprio io, sto qui a combattere per smettere di far finta che nulla è cambiato, che siamo sempre gli stessi, che guardiamo ancora le cose con io medesimi occhi. Non è così, non è più così da tanto tempo. È il momento di dirlo. È cambiato tutto e forse la verità è che non abbiamo più niente da dire, che parliamo per segnare con il fiato un legame che è già evaporato. Perché lo so e lo sappiamo che fa male staccarsi da tutto questo e rendersi conto, tutto a un tratto, che non è restato più nulla di quello che avevamo, che siamo fuori dalla vita di coloro che amavamo, che nemmeno più il ricordo ci appartiene e che probabilmente se qualcuno ce lo regalasse non lo accetteremmo.
La crescita è fatta di carta e non di mattoni, di forbici e non di calce. Crescere passa molto più per il tagliare che per l’erigere. Siamo piante.
Ho detto più spesso addio di quanto non avrei pensato di essere capace, e quella parola tanto temuta mi è divenuta amica nel tempo, è stata la parola più vera…ora lo so.
È strano guardarsi negli occhi e non riconoscersi, è strano vedere come il familiare a poco a poco diventa estraneo ed è strano vedere che è più naturale del sonno e del risveglio, del respiro e del freddo d’inverno, vedere che è la cosa più naturale del mondo, che non c’è nulla da combattere e nulla di cui sentire la mancanza.

Forse è passato troppo tempo in questo minuto.



postato da: blowersdaughter alle ore 16:05 | link | commenti (6)
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sabato, 15 marzo 2008

 

C'è tempo

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Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare.

C'è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.

C'è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d'estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l'ora muta delle fate.
 
C'è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c'era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.

È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c'è tempo, c'è tempo c'è tempo, c'è tempo
per questo mare infinito di gente.

Dio, è proprio tanto che piove
e da un anno non torno
da mezz'ora sono qui arruffato
dentro una sala d'aspetto
di un tram che non viene
non essere gelosa di me
della mia vita
non essere gelosa di me
non essere mai gelosa di me.
 
C'è un tempo d'aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
la sua fotografia.

C'è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l'istante in cui scocca l'unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno
avvisato.
 
Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c'era un tempo sognato

che bisognava sognare.


(hai capito a Fossati!)

postato da: blowersdaughter alle ore 20:42 | link | commenti (12)
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martedì, 11 marzo 2008

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Il ritorno ad Avellino è sempre particolare, fatto di tante cose, tante sensazioni che a volte è meglio non ricordare. Era per questo che ero scettica all’idea di prendere la macchina ed incamminarmi verso quella che una volta avrei definito "casa" e che ora non so più con che appellativo chiamare. Avevo ragione. Le sensazioni che temevo si sono presentate ad una ad una con la precisione dei fantasmi di Christmas Carol.
A dirla tutta avrei preferito non dovermici confrontare…non ancora.  Non mi sentivo pronta e le mie sensazioni non mi stavano tradendo: non lo ero.
Sabato sera avevo bisogno di toccare le cose: il bancone, le sedie, i tavoli.

 

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Ero in quello che era stato il mio mondo, con quelli che sono stati i miei amici per tanto tempo, eppure sentivo di non appartenervi più. Mi sentivo diversa  e quella scivolata  nel passato mi creava disagio. Non c’ero più: mi vedevo scomparire a poco a poco, dissolvenza e titoli di coda. Il mio nome non appariva tra i protagonisti; ero solo una comparsa ormai.
È strano sapere di non appartenere più a ciò che si è stati.
 
 
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Il giorno prima di ripartire poi…quello è stato diverso.
Un mio amico, ex compagno del liceo, si è laureato. Ormai siamo tutti in dirittura d’arrivo. È stato bello partecipare a quel momento e sentire che stavo vivendo con le stesse persone di allora un altro passaggio importante, un atro cambiamento. D’altro canto sentivo allo stesso modo quanto si stesse crescendo e mutando e quanto io, forse, mi sentissi cambiata più degli altri e, per questo, così lontana.

C’è stato un momento però, un momento in cui eravamo tutti assieme, ridevamo, preparando da mangiare per la cena, brindando con vino bianco in bicchieri di plastica, e per un po’ mi è sembrato fosse rimasto tutto come un tempo, mi è sembrato fossimo sempre noi, insieme: come se l'orologio si fosse fermato e avesse lasciato tutto intatto.

Allo stesso modo purtroppo sapevo con certezza che il tempo è fatto per scorrere, come i fiumi. Noi non siamo che foglie secche adagiate sulla superficie increspata dell’acqua.

 

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Ci sono state parole, risa, cancelli scavalcati e la certezza, alla fine, di quanto tutto fosse molto diverso da un tempo. Ci siamo tenuti per qualche ora i pugni nello stomaco, ognuno in quello dell’altro, e ne abbiamo cavato profondità che dovrebbero restare celate. Ci sono persone che ti tengono lo stomaco nelle mani quando ci entri in contatto. È una delle poche cose che talvolta resta, almeno per un po’, ed era proprio quello che non volevo provare, perché arriva sempre a cacciar fuori ciò che abbiamo messo mesi a sotterrare.
Purtroppo, nel nostro caso, ciò che emerge dalla matassa informe è un cristallo di tristezza malcelata.

Sono di nuovo a Roma e so che ricostruirò il mio equilibrio in un paio di giorni. Ho salutato molte cose e molti volti. Sento sempre più il peso del tempo di quando me ne sono andata.

 

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Ieri ho ripreso la penna in mano, dopo circa due mesi di voluta dimenticanza…ecco cosa ne è venuto fuori, seduta su un vecchio materasso in una casa di Napoli, con le risa che echeggiavano nell’altra camera e un cappotto che mi scrutava abbandonato su una sedia…

 

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Eravamo svegli quando
il nostro mondo smise di appartenerci
e schiere di fenici divennero cenere
prima di risorgere.

 Il tempo era roseo di tramonto
e noi recitavamo d’essere noi stessi.

 Il ricordo ha sempre la sua attrattiva
fresca di marea fumosa:
collezioni di parole
come ali di falene inchiodate.

 Occhi glaciali prima di cantare
l’atroce dimenticanza del nostro
futuro disatteso.

postato da: blowersdaughter alle ore 19:41 | link | commenti (6)
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lunedì, 25 febbraio 2008

Questo week end è stato particolare:
Un po’ come tornare indietro e scrollarsi finalmente di dosso tutti i pesi che, vuoi o non vuoi, si erano messi di casa sulle mie spalle. Probabilmente ero stanca, più stanca di quanto credessi ma meno di quanto credevano gli altri.
Sono qui e, zitta zitta, sto raggiungendo i miei obiettivi nonostante i molti bastoni tra le ruote. Credo siano state proprio le difficoltà a darmi la grinta e l’energia di cui ho avuto bisogno in questi ultimi mesi e cui, probabilmente, ancora tanto dovrò far ricorso.
Finalmente provo a vivere, lasciando perdere tutte quelle pippe mentali su come si deve o non si deve essere, sullo stare sempre attenti ai gesti e alle parole, sul dire e fare solo quello che gli altri vogliono che diciamo e facciamo.
Non ero mai stata così.
Ero nata ribelle, ero nata vera.
Eppure un fiume tanto cocente di facili morali e giudizi a cascata mi aveva fatto ricredere. Così sono finita a passare oltre due anni della mia vita a fare sempre la cosa giusta (quella che per l’altro/a di turno era la cosa giusta).
Ne ho ricavato una noia mortale e un’incredibile fatica mentale: stando sempre lì a rimuginare sul da farsi, a cercare di capire ciò che gli altri si aspettavano da me…sempre…continuamente.

Ne ho ricavato noia, stress e un contatto viscido, come con anguille.

postato da: blowersdaughter alle ore 00:38 | link | commenti (12)
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giovedì, 14 febbraio 2008

Per San Valentino...anche se è un mito tenuto in piedi dall'industria dei cioccolatini...

 

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Il soffio della vita in testa
e coriandoli che cadono a tempesta,
il colore confuso nel sorriso
di chi l'attimo ha afferrato peregrino.

 Le braccia come scialle attorno al collo,
e appassite parole sulle labbra
che attendono lo sbocciare di un ricordo.

 Ancora, mente mia, fatti da parte
e lascia questo sangue governare
gli anni miei freschi e cacciatori
di chi proprio non vuole rinunciare.

 

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...chissà che non si possa credere ancora...

postato da: blowersdaughter alle ore 13:25 | link | commenti (15)
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mercoledì, 06 febbraio 2008

Mi chiedo quando sorgerà il sole e una luce divina annuncerà

che è arrivato il tempo di fermarsi.

Le mie scarpe sono consumate dalla corsa perenne intorno al vuoto

e le gambe stanche implorano di lasciarmi cadere in terra.

Amavo troppo il vento tra i capelli per restare e le parole

erano quelle che non sentiremo mai dire.

Ma questo giorno e questa casa, questa notte e questi occhi che non parlano mai…

A volte le cose ti sembrano così vicine da poterle afferrare

e resti lì, stringendo i pugni, convinto che ne usciranno farfalle.

Il nulla che sgambetta intorno e tu sdraiato a terra con fiori che sbocciano dai palmi.

Una nuvola che t'avvolge e ti porta in alto per danzare.


Gli occhi chiusi

(serrali se non ti vuoi svegliare)

e socchiudi la bocca

(quanto basta per far respirare la verità che non puoi nemmeno sussurrare)

 

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postato da: blowersdaughter alle ore 00:59 | link | commenti (11)
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lunedì, 04 febbraio 2008

...ad un'amica...

 

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Sono una donna che guarda un fiore aspettando che sbocci.

Sono una donna che teme le spine ma non rinuncia all'odore della bellezza.

Sono petali sparsi lì dove le lenzuola sono diventate di pietra.

 

postato da: blowersdaughter alle ore 20:11 | link | commenti (2)
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giovedì, 31 gennaio 2008

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Non saremo più soli, quando non avremo più paura di esserlo.

postato da: blowersdaughter alle ore 12:52 | link | commenti (18)
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domenica, 20 gennaio 2008

Cerco di non perdere l’idea, di tenermela premuta sulla fronte, e di continuare a pensare che si può sempre ricominciare, anche quando non ci credi più, anche quando l’uomo è poco più che un contenitore di istinti e pensieri confusi.

Si fa faticoso aprire la porta verso il giorno e lasciarsi sognare. Eppure c’è qualcosa, qualcosa negli occhi della gente che mi fa continuare a percepire che ci sia qualcosa in più, qualcosa di importante a cui non si può rinunciare in un cuore che batte nonostante i colpi.

Andiamo avanti…e vediamo…

postato da: blowersdaughter alle ore 20:14 | link | commenti (45)
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sabato, 19 gennaio 2008

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La speranza è come una moneta

che passa tra le mani di chi sa che perderà.

Più  conosci la speranza, più questa

perde di attrattiva.

 

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postato da: blowersdaughter alle ore 00:34 | link | commenti (6)
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